Educare alla Custodia del Creato per la salute dei nostri paesi e delle nostre città. 9ª Giornata

Educare alla Custodia del Creato per la salute dei nostri paesi e delle nostre città. 9ª Giornata

“Il Signore Dio

 prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden,

perché lo coltivasse e lo custodisse.”

Gen. 2,15

Sabato 27 settembre u.s., presso il Santuario “Mia Madonna, mia salvezza” a Casapesenna, nella Diocesi di Aversa, la Conferenza Episcopale Campana ha celebrato la 9ª Giornata dedicata Custodia del Creato, promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana.

Dopo il saluto e l’introduzione ai lavori di S.E. Mons. Angelo Spinillo, Vescovo di Aversa e Vice Presidente della CEI, la parola è passata al Direttore dell’Ufficio Nazionale della CEI per i Problemi sociali e lavoro, Mons. Fabiano Longoni, che ha voluto precisare la scelta del vocabolo “custodia”, sostituendo la vecchia terminologia di “salvaguardia del creato”; infatti la custodia, prendendo spunti biblici, configura un’azione dinamica che l’uomo opera, nel prendersi cura del mondo che lo circonda, senza usarlo o abusandone: “il Signore prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen. 2,15). Fu Papa Paolo VI che, nell’enciclica “Octogesima adveniens” del 1971, parlò per la prima volta di “giornata del creato”, nell’intento di cominciare a sensibilizzare alla natura le giovani generazioni.

S.E. Mons. Giovanni D’Alise, Vescovo di Caserta e Delegato per la Pastorale sociale e il lavoro della CEC, ha sottolineato che il titolo della Giornata del creato di quest’anno è “Educare alla custodia del creato”. La Chiesa ha il compito di educare a tutti i livelli i fedeli, partendo proprio dall’iniziazione cristiana, affinché possano imparare da piccoli l’attenzione per la natura (casa comune) ed averne cura. La Chiesa diocesana presente sul territorio non deve disdegnare di fare proposte concrete alle istituzioni locali, diventando la voce di chi non ha voce, in modo particolare per le gravi negligenze degli uomini che nel tempo provocano gravi danni al creato e alla salute.

S.E. Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra e Delegato della Caritas per la CEC, di cui  ricopre anche il ruolo di Segretario, ha ricordato l’impegno dei Vescovi della Campania per l’ambiente fin dal 2002, quando alcuni di loro cominciarono ad incontrare le istituzioni; dapprima il Prefetto di Napoli, poi il governatore Bassolino. Non riuscirono, però ad ottenere nulla di concreto, soltanto inutili risposte, considerando i tecnici interpellati dai Vescovi per sondare l’esistenza dell’inquinamento ambientale, prevenuti nei confronti dello Stato. La voce della Conferenza Episcopale Campana torna a farsi sentire forte con due documenti, del settembre 2012 e, il più recente, del gennaio 2014, dove tutti all’unanimità “gridano” la necessità di fare presto, perché troppe morti si sono succedute nei territori danneggiati e la salute dell’uomo è in serio pericolo.

Infine, prima di passare la parola a S.E. Mons. Giancarlo M. Bregantini, Vescovo di Campobasso-Boiano e Presidente della Commissione Nazionale per i Problemi sociali e lavoro della CEI,  alcune mamme dell’associazione “Noi genitori di tutti” (www.noigenitoriditutti.it), hanno raccontato le storie dei tanti bambini vittime di cancro, di età compresa dai 22 mesi ai 15 anni, che sono diventati piccoli “eroi-angeli” in una terra ammalata che chiede di essere curata e guarita.  S.E. Mons. Bregantini, prendendo spunto dal titolo del prossimo Convegno ecclesiale nazionale di Firenze 2015, “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, ha ricordato che non può esserci nuovo umanesimo, se non c’è giustizia. D’altra parte, considerando che il male si insinua sempre di più generando ingiustizia, ci devono incoraggiare le parole dell’apostolo Paolo, “dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia” (Rm 5,20); dove ci sono maggior cattiveria, male e dolore, tanto più Dio è presente perché non fa mai mancare la sua grazia, per migliorare le cose. Vescovo di origini trentine, ma residente al Sud ormai da trentacinque anni (cinque in Puglia; venticinque in Calabria, nella Locride e cinque ora in Molise), per illustrare come può la natura interagire con l’uomo, ha raccontato un episodio accaduto a Roccella Jonica: <<dove anni fa un incendio danneggiò gli uliveti, ma alcuni olivi centenari e grossi furono salvati da coloro che spensero le fiamme; qualche anno dopo, un grosso masso cadde dalla roccia e avrebbe distrutto e ucciso le persone a valle, se non fosse stato fermato nella sua discesa verso il basso proprio da un olivo, che era stato preservato dalle fiamme. L’uomo ha salvato l’olivo, l’olivo ha salvato l’uomo. La natura dà e prende, dobbiamo essere noi a saperla rispettare >>. Ha concluso, poi, il suo intervento col ricordo di un altro uomo del Sud, don Tonino Bello, rammentando che compito della Chiesa è : << “annunciare, denunciare, rinunciare”. In questo caso l’annuncio deve tradursi in impegno a formare, prevedendo itinerari e luoghi precisi, dove la formazione diventa annuncio diretto di speranza, contro il male della mafia e dell’ingiustizia, che genera paura; anche i laici devono essere tecnicamente preparati, per contribuire cristianamente con l’esempio. Per sconfiggere le radici del male occorre avere il coraggio della denuncia, da fare insieme come Chiesa, per non rimanere isolati. Annuncio e denuncia hanno sempre bisogno di segni concreti, visibili, chiari e forti nella testimonianza e di rinuncia>>. Nulla più dell’esempio oggi convince la gente. E nei confronti del male la forza dell’esempio rende credibili le parole e le scelte evangeliche. Dai frutti si riconosce la bontà dell’albero, diceva Gesù. In questa logica è bello rilanciare la scelta di fondo della libertà dal denaro, perché dove c’è libertà dal denaro, c’è fede forte e cristallina. La povertà evangelica resta il grande tesoro della Chiesa; rinunciare per dare risposte alternative.

Il convegno si è concluso con un incontro di preghiera animata dai giovani e presieduta da S. Em. Crescenzio Card. Sepe,  che ha ribadito: per tutti e per la Chiesa in primis l’impegno a gesti concreti e proposte alle istituzioni, perché le comunità non rimangano sole ed isolate, ma in segno di comunione, siano unite ed incoraggiate a migliorare le scelte sociali, per il bene delle nuove generazioni.

Il convegno ha aperto ad altre quattro tappe da vivere come Conferenza Episcopale Campana, che sono oggetto di lavoro della Chiesa Campana quale segno concreto di annunciare, denunciare, rinunciare.

Don Rino Morra, Incaricato regionale di PSL

 

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