Si è svolto questa mattina, 26 settembre, presso la Sala Anastasio Rossi di Pompei, il Convegno regionale del volontariato carcerario «Costruire insieme, nel carcere, la pedagogia della Carità», promosso dalla Pastorale Penitenziaria della Campania, con la partecipazione di una delegazione della Caritas Campana.
A introdurre e moderare i lavori è stato don Rosario Petrone, Incaricato regionale della Pastorale Carceraria della Conferenza Episcopale Campana. Il momento iniziale di preghiera e di ascolto della Parola, guidato da S.E. Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, delegato per la pastorale carceraria, ha offerto la prospettiva nella quale si è sviluppata l’intera giornata: evangelizzazione e carità sono dimensioni inseparabili della missione della Chiesa. A partire dalla Parola di Dio (1Re 8,60-61), Mons. Cascio ha ricordato che il servizio ai fratelli e alle sorelle detenuti nasce anzitutto da un cuore aperto all’amore del Signore e capace, proprio per questo, di accompagnare l’altro all’incontro con Lui.
Su questa stessa prospettiva si è inserita la riflessione di S.E. Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra e Presidente della Conferenza Episcopale Campana, dedicata a «La pastorale penitenziaria nell’integrazione tra gli Uffici pastorali della C.E.C.». Richiamando l’esperienza della prima comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli, Mons. Di Donna ha sottolineato la necessità di una pastorale unitaria e integrata, nella quale ascolto della Parola, liturgia e carità si alimentino reciprocamente. Anche la pastorale penitenziaria è chiamata, dunque, a inserirsi pienamente nel cammino delle Chiese locali, in dialogo con la Caritas, gli altri ambiti pastorali e le comunità parrocchiali.
Il tema della formazione è stato approfondito da S.E. Mons. Antonio De Luca, Vescovo di Teggiano-Policastro, delegato del Servizio della Carità, che ha indicato nella fiducia e nella centralità della persona due elementi fondamentali del servizio ecclesiale. Dietro il reato e la pena, ha ricordato, vi è sempre una persona da incontrare e accompagnare. Da qui la necessità di una formazione condivisa che unisca attenzione alla persona, competenze nell’ambito giuridico e della giustizia riparativa, capacità di relazione e animazione delle comunità. Mons. De Luca ha inoltre invitato a valorizzare l’esperienza della pastorale penitenziaria anche all’interno del Dossier regionale delle povertà, rendendo visibile il legame già esistente con l’azione delle Caritas diocesane.
A completare il percorso di riflessione è stato don Marco Pagniello, Direttore di Caritas Italiana, che ha richiamato la comunità cristiana alla corresponsabilità nella custodia della dignità di ogni persona. La presenza accanto ai detenuti è chiamata a passare dalla semplice visita a un autentico accompagnamento, capace di coinvolgere anche le famiglie e di sostenere percorsi di formazione, reinserimento lavorativo e giustizia riparativa.
In questa prospettiva diventa essenziale costruire ponti tra il “dentro” e il “fuori”, superando isolamento e stigma e creando reali possibilità di ricominciare. Al termine del suo intervento, don Pagniello ha indicato quattro piste concrete di lavoro: alleanze stabili, discernimento comune, opere-segno condivise e attenzione alla povertà culturale.
Nelle conclusioni, Mons. Pasquale Cascio ha invitato a tradurre quanto emerso in un cammino condiviso, iniziando fin da subito a lavorare in maniera unitaria. Una Chiesa capace di entrare nelle fragilità, accompagnare le persone e aprire percorsi di speranza è chiamata, anche attraverso la presenza negli istituti penitenziari, non semplicemente ad adeguarsi alla storia, ma a contribuire a costruirla.






