Parole di consolazione e provocazione spirituale sono quelle che il vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, attraverso il messaggio “San Paolino, cantore della magnifica humanitas” rivolge alla Chiesa nolana, in occasione della Solennità del santo patrono.
«Consolazione, perché il Vangelo è il balsamo di speranza, necessario per le ferite che segnano il nostro cammino e che non devono mai inquinare l’immagine di quella “magnifica umanità” (Leone XIV), così come Dio l’ha sognata e affidata alla nostra cura; provocazione, perché la sollecitudine pastorale per le nostre comunità non ci permette di restare indifferenti o inermi spettatori. Dobbiamo sentirci costantemente stimolati – tutti insieme, il vescovo e ogni battezzato – dal mandato dell’apostolo Paolo: «Caritas Christi urget nos», la carità di Cristo ci spinge (2Cor 5,14). È proprio quest’ardore “missionario”, come abbiamo compreso anche nel percorso sinodale, che non ci consente di tacere di fronte al dolore del mondo, piuttosto ci chiama urgentemente a farci carico delle sue magnifiche potenzialità e incompatibili contraddizioni con coraggio evangelico e cercando sinergie con tutti gli uomini e le donne di buona volontà», scrive monsignor Marino.
Il vescovo di Nola invita a «restaurare la vera immagine della nostra umanità». Ricordando il danneggiamento della statua lignea di San Paolino, lo scorso marzo, monsignor Marino chiede di vivere l’attesa per il ritorno del simulacro come «un’opportunità sapienziale per interrogarci sulla necessità di comprendere le tante, invisibili forme di sofferenza mentale e fisica che abitano il nostro tempo e le nostre città. Dobbiamo comprendere che, prima ancora di restaurare il legno della statua, siamo chiamati a restaurare la “vera immagine” di san Paolino nel cuore della nostra devozione, liberandola da ogni abitudine sterile e dal tradizionalismo disincarnato per riscoprire il volto autentico del santo vescovo che si fece servo degli ultimi e prossimo a chiunque fosse smarrito. Si tratta, anche, di restaurare la vera immagine della nostra umanità, spesso sfigurata dal male in tutta la sua tragicità. Quante forme di povertà, antiche e nuove, ci chiedono oggi di essere comprese e accolte», scrive il vescovo, richiamando l’accoglienza dei migranti; le gravi carenze e disfunzioni di cui è vittima la gente comune riguardo al settore della sanità pubblica, o degli ospedali; l’inclusione delle persone con disabilità, per le quali è ancora necessario abbattere ogni barriera architettonica e relazionale; la volontà politico – amministrativa di elaborare leggi che abbandonano alla solitudine e alla morte coloro che sono nelle condizioni terminali della vita, piuttosto che assicurare alle persone la pienezza delle cure palliative del dolore e l’accompagnamento solidale e fraterno nell’ultimo passaggio; il dolore di tanti, soprattutto giovani, causato nel mondo del lavoro dalle minacce occupazionali, dalla disoccupazione e dal precariato; la catastrofe di ogni guerra: «Di fronte a tutto questo e a tanto altro, non possiamo restare indifferenti: è questione di umanità ed è per noi credenti anche questione di fede», ribadisce il vescovo di Nola.
La devozione va attualizzata, sottolinea ancora, «non può ridursi a un mero attaccamento esteriore o a espressioni paganeggianti, ma deve essere il respiro di un popolo che, imitando la testimonianza dei santi, sa integrare e curare le debolezze e le fragilità di ogni epoca e condizione; il culto e la vita non sono due ambiti separabili, ma un’unica realtà che si concretizza nell’esistenza cristiana. Il nostro sguardo di chiesa deve saper abbracciare chi soffre, evitando che il disagio si trasformi in solitudine e abbandono». In particolare, il vescovo invita a non dimenticare i giovani, ricordando con affetto e commozione il piccolo Domenico Caliendo e la giovane Imma Panico, affidandoli, insieme ai familiari, al Signore: «Ogni giovane è per noi un dono prezioso, un mistero da custodire con tenerezza: se una ventiduenne arriva a percepire se stessa come un “peso” e non una risorsa, significa che, come comunità, abbiamo smesso di considerarli il tesoro più grande che possediamo. Dobbiamo tornare a saper intercettare e decodificare le paure e le angosce dei nostri giovani, accogliendo quello che papa Leone ha recentemente ricordato agli studenti nella sua visita pastorale all’università La Sapienza di Roma: “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo”. Non trascuriamo, in quest’impegno ad aiutare i ragazzi e i giovani, la risorsa aggregativa che possono rappresentare anche i comitati, le paranze e le corporazioni della Festa dei Gigli».
La figura di San Paolino, aggiunge monsignor Marino, «ci può offrire la chiave per interpretare questa stagione così complessa» quale appassionato costruttore di civiltà e architetto dell’amicizia: «Egli scelse di curare l’arte insegnandoci quella che potremmo definire un’ecologia della bellezza: custodire l’ambiente e gli spazi comuni significa rendere testimonianza alla “magnifica humanitas” creata da Dio. Quando Paolino abbelliva spazi abbandonati e cimiteriali, stava affermando che l’uomo non è un dato statistico, né una somma di funzioni, ma un sacrario abitato dallo Spirito: il tempio vivo di Dio. Nel cenobio di Cimitile Paolino e la moglie Terasia scelgono di abitare insieme con i poveri e i pellegrini». L’ecologia della bellezza paoliniana è necessaria oggi in «un territorio martoriato dagli scempi ambientali e dall’inquinamento, che minano la salute di troppe famiglie», spiega il vescovo di Nola, richiamando le parole di Papa Leone XIV nella recente visita ad Acerra: «Come Paolino, che trasformò il deserto in giardino attraverso la cura dell’arte e l’edificazione della comunità, anche noi dobbiamo ricomporre la frattura tra vita e territorio, persona umana e bene comune».
Per questo, il vescovo Marino si rivolge ai sindaci del territorio diocesano: «Vi affido all’intercessione di San Paolino che ha conosciuto e vissuto bene l’arte della politica, ricoprendo la carica di console imperiale e successivamente di governatore della Campania. Il vostro mandato non è l’esito di una vittoria elettorale, ma una vocazione alta alla quale siete chiamati. Siate a servizio di tutti, senza restare imprigionati dal consenso del vostro elettorato o da logiche clientelari e di privilegi. La politica sia il luogo dove si cura la fragilità, l’attenzione alle famiglie secondo il principio della sussidiarietà; dove il diritto alla salute diventa priorità assoluta e dove il decoro della città, anche attraverso la promozione della raccolta differenziata dei rifiuti, diventa specchio del rispetto supremo per la vita umana. Vi invito pertanto a studiare e diffondere la Dottrina Sociale della Chiesa, bussola indispensabile per la costruzione del bene comune. Nei parroci e negli operatori pastorali dei comuni che amministrate potrete trovare delle preziose collaborazioni, purché sia sempre garantito il rispetto delle reciproche autonomie e delle differenze dei ruoli. A tal fine chiedo ai sacerdoti e ai laici impegnati di rendere sempre le nostre parrocchie non semplici spazi di aggregazione occasionale, ma vere e proprie palestre di vita cristiana. Come amava ripetere San Giovanni XXIII, la parrocchia deve essere “la fontana del villaggio”, dove si attinge l’esperienza dell’autentica umanità. In particolare, il Consiglio Pastorale Parrocchiale diventi, con audacia, il luogo del discernimento comunitario, in una sinergia operativa e costante con le istituzioni civili per la cura coraggiosa della città e la costruzione della Civiltà dell’amore. Non possiamo delegare l’annuncio: la fondazione di una città a misura d’uomo, una città dove Dio abita, inizia da ciascuno di noi, dal nostro ostinato rifiuto ad essere spettatori del declino e dal nostro scegliere di farci, insieme, instancabili artigiani di una comunità che non lascia nessuno indietro».
Paolino, conclude il vescovo Marino, «ha costruito ponti laddove il mondo vedeva solo confini e barriere. In un tempo attuale che ci spinge all’isolamento, l’amicizia cristiana è ancora una rivoluzione che ci permette di abbattere i muri dell’indifferenza, dell’autoreferenzialità e dell’esclusione. Siamo chiamati a essere una Diocesi di “amici nel Signore”, capace di accogliere la complessità senza smarrire la gioia dell’incontro. Spero veramente che la nostra amata Nola, come città e come diocesi, nel segno di San Paolino, non perda mai la sua identità di “Crocevia delle Genti”, un avamposto di questo nuovo umanesimo in Cristo: sia attenta ai fragili, custode della bellezza del creato, accogliente verso i migranti, instancabile nel curare le ferite del corpo e dello spirito, e ferma nel testimoniare che la vita, ogni vita, è il bene più prezioso che abbiamo».
Mariangela Parisi
Direttore UCS Diocesi Nola