Chiamati a custodire il Creato: la Vita e il Bene Comune

Conferenza Episcopale Campana
Diocesi di Sessa Aurunca

Chiamati a custodire il Creato: la Vita e il Bene Comune
Per una Nuova Agricoltura. Consumo responsabile e modelli economici sostenibili

Si è svolta, sabato 16 maggio 2015, la seconda manifestazione promossa dalla Conferenza Episcopale Campana, nel settore della Pastorale per i Problemi Sociali e il Lavoro, Giustizia e Pace, Custodia del Creato. L’incontro si è tenuto nella Diocesi di Sessa Aurunca, nella sala del Cinema Teatro Comunale nella cittadina di Sessa Aurunca.

L’incontro ha visto l’attiva partecipazione di Sua Ecc. Mons. Francesco Orazio Piazza, Vescovo di Sessa Aurunca, di Sua Ecc. Mons. Giovanni D’Alise, Vescovo di Caserta, delegato della CEC settore della Pastorale per i Problemi Sociali e il Lavoro, Giustizia e Pace, Custodia del Creato e di Sua Ecc. Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra e segretario della CEC.

La manifestazione ha visto l’intera mattina dedicata ad incontrare le scuole del territorio diocesano: Istituto Tecnico Agrario di Mondragone; Liceo Musicale di Sessa Aurunca; Liceo Classico di Sessa Aurunca. Questa prima fase ha visto protagonisti i giovani del territorio diocesano, invitati dal Vescovo mons. Piazza a riflettere insieme su “Giovani consapevoli del territorio”. Forti momenti di musica e danze, incentrati sulla bellezza e la valorizzazione del territorio, hanno ben predisposto i partecipanti al confronto con il prof. Giuseppe Marotta, direttore  DEMM UniSannio di Benevento.

Mons. Piazza ha voluto fortemente la mattina dedicata all’incontro con le scuole, perché ha sostenuto: “Le scuole sono eccellenze di un territorio. Vi è necessità di investire nella scuola. Il non investire nella scuola, oggi significa investire nell’ignoranza”.

Il prof. Marotta nel suo dialogare con gli studenti si è soffermato sul cambiamento di tendenza: “La formazione con cui siamo cresciuti noi, era fortemente incentrata sullo «studiate altrimenti resterete qui». La paura di restare qui, era intesa come il rimanere in un luogo povero e periferico in un momento storico specifico: quello degli ultimi 30-35 anni del secolo precedente. Gli inseganti davano un senso negativo al rimanere nel luogo d’origine. Per giunta a coltivare la terra. Oggi vediamo un cambiamento di tendenza. Ogni flusso migratorio ha il suo picco, ha la sua statio e poi ha l’inesorabile inversione di marcia. Allora studiare, apprendere, formarsi per restare sul proprio territorio. Per avviare sul territorio quanto appreso, conosciuto, diventando sviluppo sostenibile sul territorio, con il territorio. Assistiamo infatti al ritorno di figure, detti professionisti, come avvocati, imprenditori, dirigenti di vari settori. Il ritorno è finalizzato a valorizzare i terreni ereditati dalle famiglie, che vedono venire meno le braccia dei genitori che con il lavoro nella terra e grazie alla terra hanno promosso lo studio e la formazione dei figli”.

La mattinata si è conclusa con la lettura di una poesia di Nazim Hikmet, da Prima di tutto l’uomo, l’ultima lettera al figlio.

Prima di tutto l’uomo

Non vivere su questa terra

come un estraneo

e come un vagabondo sognatore.

Vivi in questo mondo

come nella casa di tuo padre:

credi al grano, alla terra, al mare,

ma prima di tutto credi all’uomo.

 

Ama le nuvole, le macchine, i libri,

ma prima di tutto ama l’uomo.

Senti la tristezza del ramo che secca,

dell’astro che si spegne,

dell’animale ferito che rantola,

ma prima di tutto senti la tristezza

e il dolore dell’uomo.

Ti diano gioia

tutti i beni della terra:

l’ombra e la luce ti diano gioia,

le quattro stagioni ti diano gioia,

ma soprattutto, a piene mani,

ti dia gioia l’uomo!

Nel pomeriggio l’attenzione è stata volta ad incontrare le eccellenze nell’ambito delle aziende agricole ed agroalimentari presenti sul territorio Campano. Mons. D’Alise, chiamato a riprendere i lavori della giornata, ha ribadito: “L’Episcopato Campano ha scelto di valorizzare il territorio delle proprie Chiese, pungolando con il buono ed il bello, osteggiando così il brutto. Pungolare perché non ci si addormenti. Addormentandosi la società rischia di abbandonarsi ad un senso di inerzia e di accettazione di quanto viene propinato, spesso partendo da una visione deleteria e disarmante del proprio territorio. Fortemente ci hanno pungolato gli interventi dei giovani, i video, le foto e i power point di questa mattina; non nascondo di essermi commosso, ascoltando alcune testimonianze. Sono sicuro che lo stesso andremo a vivere adesso, incontrando le eccellenze agricole ed agroalimentari della Campania”. Prima di cedere la parola al Dr. Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione con il Sud, mons. D’Alise ha lanciato un “pungolo” per richiamare l’attenzione ad ascoltare le testimonianze che sarebbero seguite, dicendo: “ Da una domanda: tra 50 anni mangeranno tutti gli uomini? Gli scienziati rispondono: sì, ma è conseguenza dell’oggi. Allora vi invito a ribaltare la domanda: oggi mangiano tutti gli uomini? Dobbiamo rispondere: no. C’è bisogno di creare oggi una condizione di buon equilibrio, far funzionare oggi una buona relazione tra enti e uomini per garantire il buon miglioramento del domani”.

Il Dr. Borgomeo ha messo in evidenza nella sua riflessione la cattiva opera di investimento che si è avuta nel sud del Paese negli anni scorsi. Ha sottolineato Borgomeo: “Negli anni precedenti abbiamo avuto una cattiva proposta di sviluppo per il sud del Paese da parte del governo. Lo Stato decide di investire nel sud, per Stato intendo tutti i partiti politici. Purtroppo non ha funzionato il voler impiantare la cultura imprenditoriale al sud. Si è propagandato un concetto di sviluppo distorto, perché si è creato un evento: viene l’industria. In questo modo non si è preparata la società, ma la si è semplicemente dirottata, togliendo al Paese una forza produttiva nel settore agricolo e agroalimentare. Nel settore agricolo si è bloccato la fase evolutiva di implementazione e innovazione, arrecando un deficit oltre che economico/produttivo, anche culturale, portando a dire: io non voglio zappare. Il non voler investire correttamente nel sud del Paese ha consolidato una mancanza imprenditoriale su un territorio volto in gran prevalenza all’impresa agricola, agroalimentare e dell’allevamento. Il detto comune «abbiamo costruito la cattedrale nel deserto»,  in realtà sembra sia diventata «abbiamo costruito il deserto nella cattedrale». Il deserto è dentro perché non ci sono menti pensanti a sviluppare quello che hanno realizzato sul territorio. Non ci sono le teste.

Faccio un forte appello che sempre più si evidenzi la fondamentale necessità della coesione sociale; è la premessa del progresso e della crescita economica e culturale di un Paese. Si lavori tutti in questa direzione”.

A concludere la giornata, dopo una carrellata di stupende testimonianze da parte di giovani imprenditori ed imprenditrici del settore, mons. Piazza e mons. D’Alise hanno ricordato che la terza tappa sarà nella diocesi di Pozzuoli, sabato 27 giugno 2015.

Vanno ringraziati mons. Francesco Orazio Piazza, Vescovo di Sessa Aurunca, sig. Fabio Del Prete, membro dell’equipe diocesana di PSL, la Diocesi di Sessa Aurunca per la piena disponibilità e la dinamicità con cui hanno gestito questa seconda manifestazione.

Gli istituti di Istruzione Superiore “Agostino Nifo”, “Buonarroti-Vinici”, “Taddeo da Sessa” con sedi in Mondragone e Sessa Aurunca, per aver curato la preghiera, le esibizioni artistiche, la scenografia e i filmati.

Le aziende agricole del territorio, per aver curato il momento di convivialità, valorizzando la filiera corta.

I direttori e i delegati intervenuti dalle diocesi di: Acerra, Aversa, Pompei, Pozzuoli, Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, Vallo della Lucania.

 

A cura di don Rino Morra, incaricato regionale della CEC

settore di Pastorale Sociale e il Lavoro,

Giustizia e Pace, Custodia del Creato

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