Chiesa e lavoro Napoli_8/9 febbraio 2017

L’URGENZA DI SALVARE I GIOVANI E IL SUD  (di Crescenzio Card. Sepe)

La Chiesa italiana ha sempre avuto grande attenzione nei confronti della «questione meridionale». Basti ricordare la lettera I problemi del Mezzogiorno, firmata nel 1948 da numerosi vescovi di diocesi del Sud, che a rileggerla oggi presenta numerosi profili di attualità, a cominciare dalla forte sensibilità per le tematiche sociali. Un documento che avrebbe ispirato nel 1989 un altro testo, questa volta di tutto l’episcopato italiano Chiesa italiana e Mezzogiorno: sviluppo nella solidarietà, nel quale si legge tra l’altro: «Il problema della disoccupazione giovanile meridionale si configura – per ragioni economiche, sociali e morali – come la più grande questione nazionale degli anni ’90». Basterebbe sostituire la data per mantenere intatta la “freschezza” della denuncia, ripresa, insieme a una valutazione critica del periodo intercorso, nel testo del 2010 – Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno -, pubblicato dopo il Convegno «Chiesa nel Sud, Chiese del Sud», che vide per la prima volta riuniti a Napoli le comunità ecclesiali del Meridione con i rispettivi Vescovi. Tutti questi pronunciamenti hanno sempre messo in evidenza i mali del Sud: disoccupazione, mancanza di infrastrutture, investimenti pubblici sbagliati, clientele e presenza molte volte soffocante della criminalità organizzata. Nel Sud, con ritmi sempre crescenti e pochissime eccezioni, i tassi di disoccupazione giovanili sono schizzati in alto, ben più di quelli della popolazione complessiva, e gran parte degli Istituti di ricerca e delle Istituzioni hanno rivolto una preoccupata attenzione alla comprensione e al trattamento del “problema dei giovani nella crisi”. In questo contesto, la specifica situazione dell’Italia meridionale è venuta configurandosi come particolarmente problematica: in primo luogo, per il valore più elevato assunto dagli indicatori di difficoltà occupazionale (tassi di disoccupazione superiori, maggior divario con gli adulti, più lunga durata dei periodi di stasi lavorativa), ma anche per un insieme di altri indici di difficoltà quali la sicurezza sul lavoro, la legalità, la giustizia, il “gap” scolastico, la criminalità. Di fronte ad un quadro così complesso noi Vescovi del Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) non possiamo e non vogliamo tacere. I giovani del Sud Italia sono le prime vittime della crisi economica e occupazionale che sta colpendo il Mezzogiorno del nostro Paese. Questa situazione di incertezza sta trasformando il loro rapporto con il mondo del lavoro in maniera radicale. Infatti, pur di trovare un impiego, quasi l’85% dei nostri giovani si dichiara disposto a trasferirsi in qualsiasi regione italiana o addirittura all’estero (il 50% del campione). Sono loro la nuova generazione di migranti. Non possiamo continuare a sprecare l’intelligenza, il talento e la creatività dei nostri ragazzi A progettare di andarsene, infatti, sono ancor più i laureati e gli studenti, mentre i più rassegnati a rimanere sono i cosiddetti neet, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano. Il rischio, quindi, è quello di impoverire non solo quantitativamente ma anche qualitativamente la presenza delle nuove generazioni nelle regioni meridionali, andando ad erodere la componente che maggiormente può contribuire alla rinascita del territorio. La sfida, allora, è quella di costruire condizioni per rimanere : molti giovani emigrati sarebbero disposti a tornare in presenza di un processo solido e credibile di miglioramento a cui possano contribuire da protagonisti”. Ecco perché noi Vescovi e tutte le comunità ecclesiali, abbiamo sentito ancora una volta la necessità di riunirci, non perché crediamo di avere delle risposte o delle ricette “miracolose” su un problema così complesso e, per certi aspetti, globalizzato, ma perché sentiamo con crescente preoccupazione il bisogno di stare dalla parte dei giovani, futuro del nostro territorio e dell’intero Paese. Il prossimo Convegno che si terrà a  Napoli l’8 e il 9 febbraio, dal titolo «Chiesa e lavoro. Quale futuro per i giovani nel Sud?», vuole essere un segno di profonda attenzione, vicinanza e prossimità ai giovani offrendo loro alcune proposte concrete, non nella presunzione di poter risolvere la “questione lavoro”, ma nel desiderio di voler offrire un opera-segno, una testimonianza di vita, uno sforzo di convergenza verso politiche attive del lavoro e dell’innovazione, un richiamo alla solidarietà sociale ed umana che, partendo dai bisogni primari dei poveri tra di noi, non chiuda comunque le porte ai poveri che arrivano da lontano. Le parole pronunciate da Papa Francesco nell’omelia del Te Deum di fine anno ci incoraggiano: «Abbiamo creato una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza cercando di renderla eterna, ma, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati dalla vita pubblica obbligandoli a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono o che non permettono loro di proiettarsi in un domani». Per opporci a questa situazione sentiamo l’urgenza e la necessità di coinvolgere non solo i fedeli, ma anche istituzioni, associazioni di categoria e sindacati, per collaborare assieme al recupero e alla valorizzazione del territorio, favorendo una consapevolezza più attenta ai comportamenti etici e agli interessi generali della cittadinanza. Non abbiamo bisogno di tanti individualismi o di una mentalità privatistica ma di una sinfonia delle differenze e di un lavoro corale. È segno dell’intelligenza della carità inventare nuove forme, attingendo alla sapienza della Dottrina sociale della Chiesa, per offrire nuove opportunità di lavoro, per rigenerare il tessuto sociale ed economico, per recuperare il senso ultimo del lavoro umano, per riflettere sulle sue forme. È quanto cercheremo di fare a Napoli, nel tentativo umile ma forte di restituire, a chi non ha più fiducia e non vede la luce alla fine del tunnel, speranza e futuro.

 

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